ANCAL e INL: chiarezza sui contratti collettivi

“Stiamo lavorando a un documento informativo che permetterà ai funzionari di vigilanza di individuare le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, il tutto per il legittimo godimento dei benefici normativi e contributivi e, quindi, per una migliore conduzione delle ispezioni in materia di lavoro”.

Con queste parole Danilo Papa, direttore centrale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, ha avviato i lavori del convegno che si è tenuto a Catania lo scorso 6 aprile, avente ad oggetto “gli incentivi e le agevolazioni per i datori di lavoro”, organizzato dalle sezioni siciliane di ANCAL e ANIV, anticipando così una sorta di “monitoraggio” delle organizzazioni sindacali operanti in Italia.

Il dibattito si è particolarmente concentrato sull’annoso problema della corretta individuazione di quei contratti collettivi – talvolta anche concorrenti riguardo un determinato settore – la cui applicazione dà diritto alle aziende di beneficiare delle agevolazioni contributive e normative vigenti nel nostro ordinamento.

Il tema della rilevanza della rappresentatività comparata delle associazioni sindacali è stato oggetto della recente circolare n. 3/2018 dell’INL che, richiamando precedenti interventi del Ministero del lavoro, ha posto l’attenzione anche sul rispetto delle disposizioni contenute nell’art. 1, c. 1175, della l. n. 296/2006 e nell’art 51 del D.Lgs. n. 81/2015.
Nel merito, l’applicazione di contratti collettivi sottoscritti da associazioni sindacali prive del requisito della maggiore rappresentatività comparata, riverbera effetti negativi sia ai fini degli sgravi e della regolarità contributiva, sia rispetto alla possibilità di integrare la disciplina normativa di precipue tipologie contrattuali quali, a titolo esemplificativo, l’apprendistato, il contratto a termine e il contratto intermittente.

“Vero è, però – come dichiarato dal segretario generale Gian Piero Gogliettino -, che l’assenza di una legislazione attuativa della seconda parte dell’art. 39 della Costituzione, tale da impedire per relationem l’efficacia ultra partes della contrattazione collettiva, determina che le condivisibili posizioni precedenti non possono certamente mutuarsi sul piano squisitamente retributivo, non soggetto a un sistema protezionistico tipico degli istituti a regolazione pubblica. Pertanto, in ragione del pluralismo sindacale, il datore di lavoro ben potrà, in carenza di una sua adesione a un determinato agente sindacale negoziale, applicare il trattamento economico/normativo, rectiuscontratto collettivo, che riterrà più opportuno”.

“Indubbiamente – continua Gogliettino – resta sul tavolo la questione più eminentemente etica relativa al dumping contrattuale e sociale, ma va certamente affermato che la strada maestra non può che essere la definizione di una specifica legge sulla rappresentatività, in funzione di una convergenza di interessi, che potrà dare soluzione alla precipua criticità al pari, ma solo sul piano della finalità, dell’intervento normativo ad hoc – singolare, eccezionale e transitorio – già del lontano 1959 con la legge Vigorelli”.

“Pertanto, nelle more che ciò si completi – conclude Lorena Raspanti segretaria ANCAL Sicilia – è opportuno evidenziare compiutamente alle aziende/datori di lavoro come solo l’applicazione di alcuni contratti collettivi di lavoro, ovvero quelli stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, in ragione della c.d. legislazione di sostegno, possono legittimare il ricorso ai benefici normativi e alle agevolazioni contributive e, quindi, alle norme premianti”.

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3.88

Good
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